Madagascar tra tradizioni popolari e curiosità

mercoledì 15 Aprile 2020, 12:23 pm

Il Madagascar è la più grande isola del mondo. Se provate a controllare su una carta geografica, potrete notare quante volte riuscirebbe ad entrarci l’Italia! Ci abitano 16 milioni di persone, divise in circa 18 etnie. Il Madagascar fa parte dell’Africa ed è situato nell’Oceano Indiano. La capitale è Antananarivo. Le lingue ufficiali sono due, il malgascio e il francese, ma la maggior parte degli abitanti parla dialetti locali. La moneta utilizzata è l’Ariary. I Malgasci hanno un ampio sistema di credenze, che coinvolge praticamente tutti gli aspetti della vita quotidiana. L’interesse crescente verso questo meraviglioso paese ci motiva a cercare sempre più notizie che lo riguardino. Vediamo adesso di scoprire il Madagascar e i suoi usi e costumi.

La popolazione del Madagascar, come già anticipato, è formata da 18 gruppi etnici differenti. Ognuna di queste etnie ha un suo proprio dialetto. Gli abitanti più antichi sono i polinesiani, i malesi e gli africani, che ancora oggi si trovano riuniti in tribù ai limiti della civiltà. Nei secoli successivi, però, diversi altri popoli sono approdati su quest’isola e vi si sono stabiliti. Stiamo parlando degli arabi, degli indiani e degli europei. Questa commistione di popoli e di culture ha generato un mix di tradizioni, di usi e di costumi molto particolari. Soprattutto nella musica e nella danza. La religione predominante all’interno di tutti questi popoli è quella animista, nelle sue varie sfaccettature. In generale, comunque, c?è una vera e propria venerazione per le forze della natura e per i defunti. Negli ultimi anni i Malgasci hanno acquisito anche usanze appartenenti ad altri culti, ad esempio europei o arabi.

Ma vediamo di esaminare usi e costumi del Madagascar più nel dettaglio. È interessante notare come la maggior parte della popolazione malgascia sia fortemente legata alle stesse antichissime tradizioni. Tra queste troviamo in primo luogo il culto dei morti con i suoi molteplici rituali. Molto importanti sono anche la potenza dei talismani, gli usi della famiglia di appartenenza (che vanno rispettati per non offendere gli antenati) e varie pratiche religiose. Secondo i riti dei Malgasci le anime dei morti sono il tramite tra l’umanità e la divinità e danno forza ai vivi. Per questo motivo vengono venerati. Le tombe rappresentano il primo, esteriore, collegamento tra i vivi e i defunti. Vengono realizzate in base alle condizioni sociali del defunto: più importante era in vita, più bella dovrà essere la sua tomba. Le tombe e i riti funebri hanno caratteristiche diverse a seconda della tribù di appartenenza. Alcuni popoli, ad esempio, usano riesumare la salma per avvolgerla in un nuovo sudario e portarla in processione con musica e danze. Questo rito rappresenta un importante momento di connessione col defunto. Ci sono poi molteplici divinità secondarie, generalmente collegate agli elementi naturali.

Famadihana, il legame tra vivi e morti

Credenza su FAMADIHANA

Il legame tra vivi e morti è sottolineato da un’usanza, praticata soprattutto dai Merina e dai Betsileo, detta FAMADIHANA (riesumazione) dove il cadavere del morto (o meglio quello che né resta) viene riportato alla luce per essere riavvolto in un nuovo sudario e per essere portato in giro per potersi rendere conto direttamente dei cambiamenti avvenuti dopo la sua morte. E’ una cerimonia molto costosa a causa della gran festa che ne consegue che può durare anche diversi giorni e per gli invitati che sono numericamente tanti. Questo e’ un momento di comunione col morto con l’antenato che così viene celebrato, e questo in cambio protegge la famiglia.
E’ considerata una grave offesa per il defunto rimandare il famadihana se la famiglia e’ in grado di affrontarne le spese. La cerimonia avviene durante l’inverno, tra luglio e settembre e generalmente dopo circa 3-5 anni (ma anche fino a 10) nei quali la famiglia del defunto ha il tempo per preparare la festa. Sebbene non e’ solito eseguire il Famadihana al di fuori delle zone degli altopiani centrali dei Merina e Betsileo e’ comunque comune a tutto il popolo Malgascio un grande rispetto per la morte e per la forza e autorità che hanno gli antenati. 

 La lotta malgascia

lotta malgascia nella tradizione del Kenya

La lotta malgascia si pratica essenzialmente nei villaggi costieri. Ad Analavava, a nord ovest del Madagascar, la calma domenicale viene interrotta dal “Moraingy” (nome appunto di questa lotta) . I villaggi si incontrano in una piazza dove si forma un cerchio e si sfidano gli avversari di un villaggio contro l’altro. Lo sfidante passeggia attorno al cerchio lanciando sguardi di sfida finché trova qualcuno che accetta…anche se non sempre. Questo tipo di lotta comporta agilità e rapidità di movimenti ed e’ accompagnata da suoni, canti e dalle urla degli spettatori che incitano i giovani (e anche i meno giovano) che si scontrano e dimostrano la propria forza e virilità. In passato si praticava questa lotta per per allenarsi alle battaglie. Assistendo a questa lotta si nota come molti mastichino in continuazione le foglie del kat (una pianta eccitante che aiuta a non sentire dolore). Anche ragazzini molto giovani partecipano alla lotta sfidandosi tra loro. 

 

Mpanandro, figura mistica dei villaggi in Madagascar

la FAMADIHANA

Il MPANANDRO (il divino) è una persona molto importante nel villaggio perché ha il ruolo di astrologo e ha la conoscenza del “VINTANA” dove il fato è ordinato dalla posizione della luna il sole e le stelle, ogni istante ha diversi valori di forza attiva o passiva e le posizioni sono differenti come livello di forze: l’est è superiore all’ovest e il nord è superiore al sud. Il nord est è quindi considerata la posizione migliore. Le persone costruiscono le case in asse Nord-Sud e riservano un angolo a nordest per la preghiera. Gli ospiti sono fatti sedere in posizione del lato nord e la cucina è a sud. Il Mpanandro viene consultato per determinare quale sia il migliore giorno di buon auspicio per celebrazioni quali un matrimonio o una riesumazione e anche attività quali un viaggio, il lavoro, un incontro. Un metodo utilizzato per predire il futuro e’ il SIKIDY il quale consiste nella divinizzazione e consulto con gli antenati tramite dei semi. Gli MPISIKIDY sono coloro che sanno interpretare questi semi ponendosi seduti con una stuoia nell’angolo nordest della casa di fronte a una pietra sacra.

  

Lemuri, le scimmie del Madagascar

Tutti sicuramente conoscono le tipiche scimmie del Madagascar chiamate “lemuri” che, in realtà, comprendono molte specie. Recentemente sono state scoperte in Madagascar due nuove specie di lemuri. Il topo lemure di Goodman (Microcebus lehilahytsara) è poco più grande di un topo, ha una striscia bianca sul naso, pelo marrone, arancione e bianco e orecchie tonde. Gli studiosi del German Primate Center e dell’Università di Gottingen insieme ad alcuni colleghi locali hanno analizzato il suo patrimonio genetico concludendo che si trovavano di fronte ad una specie completamente nuova. La seconda specie, Mirza zaza, è stata chiamata così in onore dei bambini che abitano l’isola: mirza zaza in malgascio significa bambino. È una specie notturna che pesa circa 300 grammi ed è grande come uno scoiattolo grigio. I lemuri vivono solo in Madagascar e sono considerati tra i primati in maggiore pericolo di estinzione. La scoperta di due nuove specie dimostra quanto sia importante difendere le foreste dell’isola, minacciate da incendi, taglio per far posto al pascolo, o per la produzione di carbone (WWF).

  

Il “Fossa” puma del Madagascar

piccolo puma del Madagascar

Oltre ai Lemuri, nelle foreste del Madagascar vive un altro unico animale che non si ritrova in nessun altra parte del mondo: il Fossa (Cryptoprocta ferox). Simile ad un piccolo puma, appartiene alla famiglia dei viverridi, come le manguste e le genette. E’ carnivoro ed i lemuri costituiscono proprio la sua preda preferita. Di colore bruno-rossiccio, pesa attorno ai 10 Kg. nei maschi ed ai 5/7 nelle femmine. Il corpo è lungo circa 80 cm., più altrettanti per la sua lunghissima coda ed ha un’altezza di circa 40 cm. Le zampe hanno unghie retrattili e, perciò, è un ottimo arrampicatore. Solitario e di abitudini notturne, è il più grosso carnivoro del Madagascar, ma è a fortissimo rischio di estinzione. Anche se protetto, pare non rimangano più di 2.500 individui allo stato libero, a causa della caccia dell’uomo. Ha un territorio di caccia di circa un Kmq. che marca olfattivamente con le sue particolari ghiandole anali. Nel Madagascar riempiva la nicchia dei gatti selvatici che qui non esistono in natura. Può vivere anche una ventina d’anni e giunge alla maturità sessuale a circa quattro.

  

Il gioco del Solitario in Madagascar

il gioco del solitario
E’ un gioco praticato da una sola persona, come dice la parola stessa, ed ha origini sconosciute : viene utilizzata una ruota di legno con 36 buche contenenti delle sfere fatte di vari minerali colorati. Si inizia togliendo la sfera centrale e si gioca poi, come nella dama, “mangiando” le altre biglie saltandole in tutte le direzioni. Lo scopo del gioco e’ quello di rimanere con una sola biglia. Sembra facile ma così non è. E’ un bel souvenir da portare a casa dopo un viaggio.